0:00 Origini e crescita di Fabio Ceravolo
Benvenuti al nostro secondo appuntamento di 1x per due dedicato però alle interviste. Uno spazio qui vogliamo raccontare il calcio attraverso le storie, i percorsi e le esperienze ovviamente dei suoi protagonisti. L'ospite di oggi è Fabio Ceravolo, attaccante calabrese di Locri, che può avantare una carriera lunga oltre 20 anni tra professionismo e ovviamente calcio dilettantistico. cresciuto nella Regina con cui esorditi in Serie A sotto la guida di Walter Mazzarri. Nel corso della sua carriera ha attraversato praticamente tutte le categorie del calcio italiano e quindi ti diamo il benvenuto.
Benvenuto Fabio, grazie per essere qui. Ciao Antonello, ciao a tutti i presenti. È un piacere mio parlare con voi. Do la parola al Marziano con la prima domanda. Marziano, vai. Sì. Allora, in questa intervista volevamo farti una serie di domande per conoscerci un un po' meglio e magari eh andare a sciogliere anche qualche curiosità sostanzialmente la prima domanda che ti faccio un po' basica, che rivolgiamo un po' a tutti. Quand'è che hai capito che il calcio potesse diventare per te un vero e proprio lavoro e non soltanto una passione?
[sbuffare] Beh, sembra sembra facile questa domanda, ma non lo è affatto. Ed è ed è una domanda pure interessante per chi ci ascolta. Ehm, beh, probabilmente ci sono delle fasi e c la fase del della crescita di un bambino praticamente, perché io ho iniziato a 6 anni, ok? dove eh fino secondo me fino ai 12-13 anni mh è puro divertimento anche ci mettere anche fino ai 15 anni, soprattutto diciamo per mh per dove vivo, appunto, essendo calabrese, eh siamo cresciuti, diciamo, per strada con con i vicini di casa, con un pallone un po' scocciato così e quindi eh pensi solo al divertimento.
Poi, e, devo essere sincero, a livello personale, non sono stati nemmeno i miei genitori a capire le potenzialità, o meglio, sapevano che nella scuola calcio, dove ero appunto nella Gesidamo Locrese di Locri, eh diciamo ero sicuramente quello più che spiccava di più, però è stato il presidente proprio della della mia società che andò più volte a casa mia, costring per modo di dire di di continuare di andare spesso, anche perché io ero un po' un po' pigro ad andarci magari tutte le volte, tutti i giorni alla settimana, tre volte a settimana, quindi è chiaro che a quell'età uno vuole divertirsi e non pensa ad altro.
E quindi poi eh dopo un provino con tutti i ragazzi della Locride così facendo un provino a Reggio Calabria, tra cui c'erano tanti osservatori della regina e non solo e fui ingaggiato io insieme ad altri ragazzi della Locride a fare un provino e poi sono stato confermato, è iniziata, diciamo, la mia scalata.
ma anche, nonostante io fossi in un in una società eh professionistica come lo era allora la regina, eh pensavo solo a divertirmi, perché forse è stato questo, diciamo, eh eh la magia, come per dire, perché non non volevo avere delle pressioni addosso, devo dimostrare qualcosa a qualcuno, cioè io giocavo perché probabilmente ero anche bravino, ma eh volevo fare gol perché ero era attaccante, ho sempre fatto quel ruolo, mi hanno messo sin da piccolo lì davanti, facevo tanti gol e mi divertivo a fare questo. Ecco. Ok.
Ehm, voglio farti una domanda, invece io voglio farti una domanda, diciamo che va a toccare più l'emozione. Vai vinco, tantissimi, come tutti ormai i calciatori esistenti, tutti hanno avuto una chiamata che gli ha cambiato la carriera. Qual è stata la tua chiamata che ti ha cambiato la carriera? Quella telefonata che ti ha stravolto la vita?
4:20 La chiamata della Reggina e il salto in Serie A
Ma lo sai lo sai che non c'è stata una chiamata? c'è stata, secondo me, eh quando andà in prestito, eh quindi dal settore giovanili della Regina andai in prestito in C2, prima la Provasto, poi a gennaio andai a Pisa, ehm vincendo il campionato di C. eh la riconferma della regina perché appunto era in prestito l'anno successivo eh mi ha un po' eh forse è stata quella, ecco, la la chiamata della regina che mi ha mi ha detto "Tu quest'anno farai il quarto quinto attaccante in Serie A con noi". Con noi.
Quindi siamo siamo contenti di hai fatto bene, diciamo, questa questa annata in prestito e ti vogliamo trattenere. Quindi mi ritrovavo a 19 anni con una società dove sono cresciuto calcisticamente, quindi il sogno di tutti. Sì. Eh, più ci ritroviamo in Serie A con dei giocatori meravigliosi e quindi è stata, diciamo, la la chiamata, l'estate più bella della mia carriera. Perfetto. Sì, sì. è proprio in collegamento anche a questo fatto.
Tu hai esordito quindi in Serie A con la regina di Mazzarri sostanzialmente e in quel momento ti sentivi pronto oppure avevi la sensazione di essere arrivato troppo presto? No, no. Ehm, come ho detto prima, ehm, incciamente uno cerca di entra in campo, entra in campo e dice "Devo dare il massimo, devo dimostrare di meritarmi e sicuramente di stare in Serie A, ma sapevo benissimo che mh per stare in Serie A non basta eh ci sono tanti esempi di giocatori che hanno fatto la presenza in Serie A.
le cinque presenze in Serie A, ma giocare in Serie A significa essere costanti, quindi giocare 3-4 anni consecutivi in questa categoria. Lì ti puoi definire un un attaccante o un giocatore di categoria.
Quindi io non mi sentivo assolutamente arrivato né a quell'anno che feci le presenze che Mazzarri appunto mi fece fare l'esordio e né l'anno successivo dove comunque avevo scalato un po' delle gerarchie, quindi da quarta a quinta punta iniziavo a subentrare spesso, quindi eh usciva il primo attaccante, mi ricordo c'era Moruso, c'era Bianchi, Briz, entravo io, quindi anche una certa responsabilità e e lì ho capito che forse qualcosa, cioè la strada era quella. Poi eh poi ognuno c'è il proprio percorso calcistico dove io ho fatto il mio e sono contento.
Tra l'altro Fabio, dopo gli anni splendidi con la Regina ovviamente poi passi all'Atalanta, vai in Serie A direttamente per poi passare purtroppo in Serie B e vincere il campionato di Serie B. Giusto? Correggimi se sbaglio, giusto? Com'è stata quell'annata splendida per poi ritornare subito in Serie A con l'Atalanta dopo soltanto un anno in serie cadetta? Ecco. Sì, esatto.
Eh, anche questa è stata una chiamata dove mi ha fatto mi ha fatto capire dove, appunto, mi ha fatto capire che poteva essere un lavoro a tutti gli effetti, perché soprattutto al giorno d'oggi ci sono dei ragazzi a 22, 23, 24 anni, purtroppo lo dico, eh sono cambiati un po', diciamo, m il mondo del calcio. C'è rischio che eh tu sparisca improvvisamente, magari nella nel periodo dove ho iniziato io non era così. Comunque una squadra in C la trovavi sempre, eh, venendo provendo da una squadra di Serie A.
Ecco, la chiamata dell'Atalanta mi ha fatto dire "Cavolo, eh, forse il mio percorso è questo, mi chiamo una società importante come l'Atalanta, già lo era la regina, quindi eh comunque mi ritrovo in Serie A con anche lì una rosa importante degli allenatori che poi sono susseguiti eh importanti come Antonio Conte e poi con l'Antuono l'anno dopo che vincemmo il
8:38 La retrocessione con l'Atalanta come lezione di crescita
campionato e lì sono cresciuto tantissimo perché ero lontano un po' da dalla [schiarire la voce] comfort zone, diciamo, eh dove sono cresciuto e e quindi stai fuori lontano da tutti e quindi pensi solo esclusivamente al lavoro e e chi ti ha ti ha portato lì, perché poi investire la maglia dell'Atalanta, come anche quella della Regina, ma tutte le maglie che che sia Serie C, Serie D, comunque va sempre onorata e eh Sì, giusto. è sudata e quindi come quell'anno Sì, quell'anno in Serie A purtroppo non andò nel migliore dei modi dove abbiamo lottato fino alla fine ma siamo retrocessi.
Però voglio dire che anche le retrocessioni, soprattutto per un giovane mh ti fanno crescere tantissimo. Ok. Eh, scontato, scontato quando si vincono i campionati che tutto è bello, meraviglioso, festa tutti i giorni, tutte le settimane i tifosi. Ma ti devo dire che quell'anno a Bergamo mi ha dato tanto, purtroppo per la piazza eh appunto subimo questa retrocessione, però ti ha fatto capire quanto possa essere esigente giocare per una città così importante e con i tifosi che li hai visti delusi.
L'anno dopo invece ci siamo messi sotto che dovevamo per forza riconquistare la serata e così è stato. Bello. Dopo l'Atalanta, se non erro, anche qui ritorni a giocare nella Regina in Serie B, giusto? Per 2-3 anni consecutivi. Com'è stato per quegli anni, insomma, ritornare sempre nella tua città, nella tua provincia? Ecco. Beh, eh sicuramente eh sono tornato dove in un ambiente dove conoscevo già. Eh abbiamo fatto, se non sbaglio, due campionati eh tranquilli, anche se potevamo fare di più.
Ehm eh però sono ecco mh dall'Atalanta alla Regina eh è stato un trasferimento eh difficile, nel senso che io poi ero in comproprietà con l'Atalanta, quindi poi non si sono incastrate determinate cose, ma poi tornando giù e vestendo la maglia amaranto e mi sono rimesso, diciamo, gli scarpini eh belli stretti e ho detto qui bisogna eh lavorare tribolare ancora, quindi non mi sono perso perso d'animo, anche perché comunque conoscevo l'ambiente, sono cresciuto lì e volevamo sicuramente salire di categoria, cosa che in quei du anni non è non è avvenuto.
Allora, prima di passare la parola sempre a Ninja e Marziano che voglio far fare a loro la domanda su Benevento che secondo me, insomma, quella è stata un'annata molto speciale. Esatto. Questa ti stavo per fare, però prima di quella tu comunque hai giocato tanti anni nella Ternana. Sì. Cosa ricordi anche di quel periodo? è stata la società che ho giocato di più consecutivamente, quindi ho fatto quasi 4 anni lì a Terni. Eh, tra l'altro c'ho anche un piccolo tatuaggio, diciamo, con i colori, perché sono rimasto un po' legato a alla piazza di Terni.
Ahimè, purtroppo, quest'anno ha subito ha subito la Sì. il fallimento e niente, perché la Ternana comunque mi ha voluto a tutti i costi, quindi è stata la prima società che mi ha comprato definitivamente dopo comunque i vari prestiti che ho fatto in giro e quindi ha creduto fortemente in me. Sono stati quattro campionati sofferti, anche se abbiamo avuto delle squadre veramente dove potevamo vincere il campionato. e forse questo legame, questi campionati sofferti dove vedevi la gente che comunque nonostante tutto ci teneva, vedeva che dava il massimo.
Eh alla fine poi il Ternano è molto genuino e vive per il calcio e quindi sono rimasto veramente legato. Allora, grazie. Eh eh io volevo aprire la parentesi Benevento, come aveva anticipato il grande Antonello. Esatto. A Benevento credo arrivi una delle tue migliori stagioni della storia con ben
12:59 Benevento, la stagione magica della promozione storica
20 gol e una promozione una promozione storica. Cosa aveva secondo te quella squadra che la fa ricordare ancora oggi? Beh, tu guarda il simbolo dello scudetto del del Benevento, cosa c'è? Una strega. Quindi c'era c'era della magia quell'anno. Magia, è vero, siamo in tema.
quell'anno qualcuno ci fece una magia che poi con qualcuno eravamo noi protagonisti insieme a gli addetti al lavoro, quindi all'alle e i direttori e soprattutto poi ho scoperto lì una i sanniti, ecco, una piazza dove tra virgolette era un po' sconosciuta perché quella era era per quanto mi riguarda la prima volta che andavo che conoscevo quella città E per il Benevento Calcio era il primo anno nascuto in Serie B, quindi era anche una scommessa.
Io dopo 4 anni comunque importanti in Serie B vado in una società neopromossa e lì mi chiamò, mi ricordo, il mister Baroni e mi ricordo che ero al mare a Gallipoli. Allora, c'è una chiamata importante. [risate] Eh, mi godevo gli ultimi moito, diciamo, lì in spiaggia, tant'è che mi chiama il mister Barone mentre ero in spiaggia ho detto noi ti vogliamo assolutamente, dobbiamo prendere altri giocatori. Trac mi fece il nome di Filippo Falco, poi c'erano già Ciciretti, c'era Fabrizio Maara che siamo tanto amici, c'era Puscas, poi venne Nicolas Viola.
Comunque eh sin dall'inizio si è venuta a creare una una squadretta non male, quindi sono approdato lì e abbiamo fatto il ritiro e sin dall'inizio ho visto che potenziale potesse avere la società col presidente Vigorito che che l'ha sempre avuta e col mister che era molto preparato e e quell'anno è successo di tutto. Mi ricollego a questo discorso del presidente per farti una domanda un po' particolare, anche curiosa sostanzialmente. Qual è stato il presidente più particolare che hai conosciuto? Bella domanda. Questa mi piace [risate] particolare sia in positivo che negativo naturalmente.
Se ce lo vuoi dire. Se ce lo vuoi dire. No, no, sto facendo mente locale perché questa una domanda non m'ha fatto mai nessuno. Allora, sono sincero, non ho mai avuto presidenti pazzi, nel senso che un giorno ti chiamano, ti dicono "Sei il mio ido, il giorno dopo fai schifo."Ok. Eh, però ecco, il più particolare forse a Cremona, Arvedi. Mh, Arvedi, mi ricordo che c'è stato un periodo dove le cose non andavano bene, comunque avevano fatto un investimento importante su di me e quindi mi chiamò in acciaieria da lui.
ci ci sedemmo in questo tavolo, uno di fronte all'altro, eh, e niente, mi disse le cose che non andavano bene per lui, eh, e io ci rimasi un po' perché m Non ti rispettav quella cosa quando Sì, non mi sono non mi sono sentito, ecco, rispettato eh come diciamo lealtà sportiva, perché quasi mi aveva dato delle colpe come se io non mi impegnassi più di troppo. Vabbè, comunque ehm altro no presidente, anzi ne ho avuti veramente uomini m persone eccezionali dove eh ti hanno sempre lasciato lavorare nel bene e nel male e quindi sotto quell'aspetto devo dire sono stato molto fortunato. Ok.
Io sono molto amante della nostalgia, ti dico la verità. Anche io sono quasi e ti faccio una domanda molto molto particolare. Hai giocato tanti anni, a quanto ho capito giochi ancora, però sì, in questa tua carriera, se potessi rivivere una sola stagione, una sola, quale quale sceglieresti? E perché? E perché naturalmente Certo. E questa è una bella domanda, proprio legata a quello che hai provato in quella stagione, in tutta la tua carriera, ovviamente. Esatto.
17:24 Le promozioni e il calore di Benevento
Questa è tosta. Eh, eh è tosta, ma poi alla fine è facile scegliere perché uno sceglie sempre l'anno delle promozioni, no? Quindi sì, se potessi scegliere una sceglierei chiaro eh Benevento, due ci aggiungerei anche quella col Parma l'anno appunto successivo.
eh Benevento perché appunto è stato un anno magico e ed eravamo arrivati a un punto che dopo aver vinto il campionato tutti sapevano dove abitavano i giocatori, quindi venivano, ti citofonavano ogni 10 minuti, avevano il tuo numero di telefono e ti chiamavano ragazzini a mezzanotte allun alle 2:00 di notte, uscivi di casa e vedevi una fila di ragazzini con il micro con il foglio per fare gli autografi. Cioè io quellaesperienza non l'ho mai visto da nessuna parte.
risaputo che al sud c'è molta più passione rispetto al nord e questa spero non venga mai cambiata perché come si vive il calcio giù non si vive al nord fatto eccezione in alcune piazze come tra cui una dove ho giocato io che è l'Atalanta ci sono anche tante altre piazze calde come Brescia come eh Padova, tra cui sono stato a Padova pure una piazza calda Vicenza, vabbè, ci sono tante piazze al nord calde, ma quello che vissuto eh a Benevento Nel Sud si vive in maniera più calda, insomma, il calcio. Ecco. Eh, esatto.
Bandiere, fumogeni, cioè, ecco, quello che mi manca negli ultimi anni, sto giocando ancora, è chiaro che mi diverto e non posso vedere, diciamo, gli stadi pieni in queste categorie. Però quello che mi manca veramente è quando entri dentro il campo prima dell'inizio della gara e vedi la tribuna piena con i fumogeni, bandiere e la gente che canta per te. Quella è una cosa impago
19:12 I gol più belli e quelli più importanti
i brividi. Tuttor sono venuti anche a me. Senti Fabio, ti voglio fare io una domanda bonus. C'è tu hai fatto praticamente arrotondiamo 130 gol nella tua carriera, sono tantissimi. C'è un gol a cui tieni particolarmente, ma che magari non è rimasto però nella storia della tua carriera, ma a cui tu sei particolarmente legato. Magari un gol non importante dal punto di vista calcistico, uno dei tanti, ma per te ha un valore invece totalmente diverso. Sì, i gol secondo me vengono suddivisi per [sbuffare] importanza, per gesto tecnico e per diciamo per affetto, per per il cuore.
Quindi, eh io ti posso dire, ho fatto dei gol bellissimi. Adesso mi ricordo un Regina Cagliari in Coppa Italia 4-2 fece un gol, secondo me che l'avesse se l'avesse fatto Ibrahimovic Messi, così ne parlerebbero, diciamo, per un mese a Studio Sport o comunque tutti i programmi televisivi sportivi e che se ci penso, cioè è stato un gol istintivo. Io [schiarire la voce] ogni volta lo vado a riguardare io, ma veramente sono riuscito a fare così breve tempo, cioè uno stop di petto, lancio di Nicolas Viola, comunque figlio del Sant'Agata, siamo cresciuti alla regina.
Stop di petto, sombrero, un difensore, tiro a volo sotto l'incrocio dall'altra parte. Mamma mia, spettacolo. Eh, [schiarire la voce] io lo riguardo ogni tanto e dico cosa miè passato, cosa mi è passato a la testa in quel momento e però giustamente era una partita di Coppa Italia un po' sotto banco, infrasettimanale, parliamoci, non se l'è cagato nessuno. [risate] Sì, esatto. Perfetto. Ehm, poi c'è c'è, diciamo, gol importante che feci, non bellissimo ma importantissimo.
Benevento Frosinone all'ultimo secondo dopo quel gol l'arbitro ha dato il triplice fischio, ci permise di fare i play-off perché senza quel gol e dicevo il gol contro il Frosinone, quindi brevamente Frosinone ci permise quel gol non bellissimo comunque a fare play-off e sennò c'era il distacco notevole significativo, quindi molto significativo. Sì, legato pure al tuo momento magico.
E poi la finale, un altro gol indimenticabile, Parma- Spezia, quindi l'ultima partita di campionato, eh, a Spezia vincemmo 2-0 con gol mio e di Ciciretti e andammo in Serie A quasi inaspettatamente dove il Frosinone perse il campionato pareggiando in casa, noi vincemmo lì. Quello è un gol bellissimo, interessante. Quello è l'altro anno della promozione, quello del Parma. Ci vuoi parlare anche di quell'anno? Com'è stato? insomma, perché ci siamo soffermati magari sull'altra stagione, quella del Benevento, però sul Parma magari ne abbiamo parato un po' di meno.
Hai qualcosa da condividerei anche un infortunio in quell'anno? Sì, sì, sì, sì, sì. Diciamo che il Parma mi comprò dal Benevento un investimento importante e subito dopo, alla seconda giornata mi mi sono fatto male, diciamo, all'adduttore, quindi ho operato e ho perso i primi tre mesi. Ed è stata una grossa sofferenza perché al di là dell'investimento che ha fatto la società, cioè una una maglia così gloriosa come il Parma che ricordiamo che dopo Inter, Milan, Juve è la quarta squadra italiana più titolata a livello europeo. Beh, è vero.
Eh, quindi tu dici eh, io non posso stare così tanto tempo fermo, cioè quindi mi dissero che in tre mesi potevo dopo l'operazione potevo eh entrare e iniziare a fare gli allenamenti, comunque a giocare.
Quindi lì avrei dovuto aspettare magari un altro mese prima che entrasse in forma e dopo esattamente 2 mesi e 17 giorni eh sono entrati in campo e mi ricordo benissimo che Natale Capodanno ero al centro sportivo, chiaramente a fare allenamento, a recuperare quanto più presto possibile e diciamo che sono stati bravi tutti tutto lo staff medico e la mia dedizione a a ritornare quanto prima e ho recuperato, diciamo, quei famosi questi tre mesi persi perché poi eh ho fatto una serie di gol importanti ci ha permesso poi alla fine di salire in A di vincere il campionato. Sì, sì. È interessante.
[risate] È interessante. E posso farti invece una domanda, una domanda particolare. Vai, vai, Ninja, siamo qui apposta. Allora, anzi, sono due le domande. Vai. Che squadra tifi in Serie A? Vai. Ah, beh, è bella. Piace. Che squadra? Che squadra tifi in Serie A? Ah, Inter. Inter, nerazzurri. Ah, interista. Ok, quindi io e te non andiamo tanto d'accordo. E poi eh un'altra domanda. Lì siete lì siete milanisti? Io sono milanista. Lui è milanista, io sono napoletano e io sono juventino. Qua [risate] interisti scarseggiano. E invece un'altra domanda che diciamo più è vicina a noi.
A questi mondiali senza Italia che squadra tifi? Ma diciamo che ho seguito mio figlio, mio figlio che c'ha che sta appassionando adesso del calcio, quindi si è innamorato è andato è andato sul sicuro, diciamo, si è innamorato di dell'Argentina, quindi dell'Argentina, [risate] quindi tifiamo Argentina. Io mi ero già avevo già comprato un proiettore prima che l'Italia, ahimè, non si qualificasse. Ho detto "Quest'anno ci vediamo i mondiali qui fuori, eh, ci godiamo un po'". Eh, vabbè, è andata com'è andata. Quindi, come detto, come non detto? Compreremo la bandiera della dell'Argentina, dai.
Quella dell'Italia, purtroppo, la lasciamo dentro l'armadio che comunque sempre fratelli nostri sono Argentina, Italia, dai. Sì, sì. C'è c'è un collegamento. Dai, esatto. Allora, Fabi, volevo farti una domanda. Eh io sei comunque eh hai
25:12 La lezione morale per i giovani calciatori
giocato, giochi ancora tutt'ora, sei una persona che comunque di gavetta ne ha fatta tanta e una domanda un po' per i posteri che mi piacerebbe da quello che ci dice comunque anche un bimbo piccolo, sostanzialmente se dovessi lasciare una lezione ai ragazzi che sognano il calcio professionistico, quale sarebbe lezione Non parli lezione tecnica o lezione, cioè lezione morale morale sostanzialmente [schiarire la voce] sì, considerando anche i tempi come sono cambiati rispetto al calcio che tu hai vissuto un po' di anni fa sostanzialmente. Sì. Ehm sì, domanda interessante.
Beh, ehm è brutto, diciamo, fare i paragoni, no? sento ormai dire quando intervistono, diciamo, gli ex giocatori, eh ai tempi quando tra virgolette dice ai tempi miei diciamo che ogni fase secondo me ha ha il suo il suo percorso, il suo percorso formativo. Ehm ti direi per come sono cresciuto io, secondo me era una scuola calcio, sia tecnicamente parlando, sia moralmente più attenta, diciamo così.
Io mi ricordo che sin dall'età dei 10 anni e c'era quasi, adesso si chiama mental coach, però era impensabile 30 anni fa venisse un mental coach, però c'era un dirigente che non faceva mental coach, però era lì che seguiva, guardava, stbava tutti i ragazzini e ci chiamava ogni tanto in questo in questo stanzino e ci diceva ci faceva delle domande che magari erano da adulti. Mi ricordo benissimo una domanda invece a me, ma tu cosa pensi mentre giochi? Cioè, un ragazzino di 10-12 anni dici penso a divertirmi, ma ti cioè voleva capire se ti distrai, non ti distrai.
Poi mi ricordo benissimo che c'erano delle regole delle regole ferre tra cui dovevi portare assolutamente vabbè gli orecchini, gli elastici per i capelli che era una cosa quasi da da esclusione, cioè ti mandavano a casa. Eh, questo secondo me eh sin da piccolo ti indirizza a a rispettare delle regole e aver rispetto eh delle regole e anche delle persone più grandi. Quello sicuramente si è perso.
Io se dovessi, ecco, eh insegnare a un bambino, a mio figlio e e rispetto sicuramente eh di quelli più grandi di te, di ascoltare tanto, di fare tante domande, di essere curioso di fare tante domande come lo facevo io e le faccio tutt'ora perché quando non sono afferrato su una materia materia risulto di essere piuttosto eh diciamo pesante a fare 3000 domande perché voglio imparare e voglio capire m [schiarire la voce] cosa c'è eh di fronte. E poi sull'aspetto tecnico, eh, è chiaro che a quell'età gli devi dare solo la palla e e basta.
E quasi non devi nemmeno indirizzarli, perché io mi ricordo quando ero diciottenne io e alla Regina c'era Nicka Moruso, eh Franco Brienza, Ciccio Cozza e loro volevano sempre la palla. Io appena toccavo palla dovevo guardare loro, guai se non gli davo la palla. Questa era una cosa che mi ricord era quasi un trauma, no? Ma un trauma che comunque poi ti porti dentro e ti ha fatto ti ha fatto crescere. Quello invece che io adesso, perché sono circondato adesso da giovani, da ragazzi quasi passo 20 anni, potrebbe essere quasi miei figli. Io io invece sto facendo l'opposto.
Cioè tante persone magari che mi dicono e visto i tuoi 20 anni di esperienza, perché non non provi a parlare? Sicuramente a dare dei consigli, quello lo faccio al di fuori, ok? Però magari ad alzare più la voce. Ehm, e detto no, io non lo voglio fare, sai perché? Perché io ho vissuto l'opposto. Cioè io quando toccavo palla mi sentivo quasi limit, cioè mi sentivo bloccato. Io volevo fare magari un dribbling, però io sapevo che quando toccava palla gliela dovevo dare o a Moruso o a Bianchi o a Cozza. Magari se fossi andravi andavi al Real [risate] dribbling in più. Peccato, peccato.
Mentre ragazzino io adesso dico prendi palla, fai quello che vuoi. Dice il sì il tuo corpo, il tuo piede, cioè io faccio il movimento, se me la dai bene, se non me la dai mi incazzo, però [risate] va bene. Qui te la passano. Allora, c'è sciolto il dubbio dopo averci detto questo. [risate] Allora, sei diventato d'amoroso. Quello che odiavi quello sei diventato. No, no, allora Fabio, io no. Ma gli insulti me li tengo dentro di me. Ah, perfetto. Io ti vorrei fare un paio di domande finali e poi alla fine c'è anche una piccola sorpresa per te perché facciamo anche un giochino con i nostri ospiti.
Va bene. Vai. Allora, tu hai sordito, come abbiamo detto prima, nella regina, nella città della tua terra in Calabria. Da giovanissimo con Mazzarri hai comunque passato tanti anni nella regina. Vuoi salutare i tuoi tifosi, la tua terra? quanto vuoi bene
30:25 Il legame con Reggio e la terra calabrese
alla tua terra. Parlaci un po' da questo punto di vista per quanto riguarda i tifosi della regina. Io volevo concludere, poi c'è una domanda extra che è mia che volevo fare, loro lo sanno già, è una cosa speciale per te, ma parlaci di questo lato umano dei tifosi della tua città di Reggio. Ok. Mi verrebbe da parlare il dialetto calabese, no, però potrebbe essere comprensi comprensibile [risate] per tanti altri che ci seguono, no? Vabbè.
in questa terra così difficile, semplice, quindi avvalora ancora di più chi riesce a a a riuscire a fare qualcosa in questo caso nel mondo dello sport e nel mondo del calcio. Quindi io posso dire che sono stato fortunato ad avere eh delle persone, genitori in primis, che non mi hanno mai forzato nulla. Eh, la nostra terra così selvaggia è è un valore aggiunto perché tu sai che se non ti dai da fare, se non ti rimbocchi le maniche, nessuno ti regala niente.
Quindi noi tutte le persone che sono riuscite se la sono se le sono conquistate, nessuno ha regalato nulla, quindi la nostra caratteristica è sempre stata quella. Lo noto anche quando adesso che vivo su a Parma, comunque al nord, ok, che noi abbiamo sotto quell'aspetto abbiamo qualcosa in più. Siamo troppo legati giù.
quando mi pubblica una foto del del della mia città, del mio paese, cioè io io subito la la ripubblico perché tutti devono sapere che terra meravigliosa è, che terra difficile è stata e purtroppo eh lo sarà, però eh invito tutti, ecco, di di ecco di prendere spunto di queste persone che dal nulla sono hanno sono riusciti a creare un qualcosa. Allora Fabio, io ti faccio quest'ultima domanda che non riguarda il calcio, ok? E poi se per caso Ninja e Marziano hanno un'altra domanda proprio finale, poi passiamo al giochino.
Io so perché io te lo dico apertamente, quando ti volevo fare questa intervista un po' ho dovuto controllare quello che fai anche al di là del del calcio e ho scoperto un una persona che oltre a essere appassionata di calcio, anche appassionata, è sei un designer. Sì, giusto. Ok. Ma guarda, io ho portato qua una cosa, ho visto un video che tu avevi caricato e per te ho portato questo piccolo regalo così metaforico. Aspetta, lo vedi? No, vabbè, qua qua mi mi piange. Questa è l'infanzia vera e propria. Cioè, cresce.
Ma scusa, sei anche appassionato, ho visto che è anche una collana splendida di i videogiochi leggendari. Ce l'ho anch'io. Ma infatti anch'io ho sbirciato un po' tu il tuo profilo. Hai sbirciato? C'è qualcosa di di retrogames?
33:21 La passione per console e giochi rari
Cioè quello che vuoi. [risate] Come faccio questaione? Parlaci un po' dai di questo aspetto. Allora, bello, bello. [sbuffare] Intanto possiamo aprire una bancarella se vuoi e mettiamo tutti i giochi disponibili. Eh beh, diciamo che sono cresciuto, vabbè, come penso siamo comunque siete molto più giovani di me, però son cresciuto con la PlayStation 1, eh, quindi è indimenticabile il regalo di Natale che scarti della PlayStation 1. Cioè, non hai niente a che vedere con i ragazzi che adesso scartano la PlayStation 5 o la 4 o la Xbox, quindi è un'emozione unica.
Diciamo che il periodo del Covid che ci ha un po' chiusi in casa, eh, è iniziata la pazzia di andare alla ricerca di tutte le console che esistono, sono esistite nel mercato. Le hai collezionate? Eh, ce le ho tutte impacchettate. No, siamo uguali su queste. Anche io le ho tutte. [risate] È incredibile. Sigillate con la pellicola perché guai boxate boxate praticamente. Ok, grande. Quindi ho iniziato con le console, poi ho fatto la ricerca su sui giochi quelli più più rari, comunque più conosciuti.
Eh, tra l'altro ce l'ho anche qui, cioè sono nel mio showroom di di design e anche di retrogames, cioè c'ho una una serie di giochi qua e quindi diciamo che il Covid mi ha mi ha costretto di di fare questi questi questa ricerca e acquisti uno dietro l'altro, tant'è che la mia compagna poi a un certo punto mi ha detto "Eh, non ti cioè vai via, vai in un'altra casa perché tra Flipper, Jubox, giochini, PlayStation [risate] Che so fare qua? Belli, bellissimo. Fabio, adesso mi rendi una persona più felicile del mondo quando parliamo di queste cose, io me vado in festa. La persona giusta, Antonello.
Sì, sì, sì, sì, assolutamente. Allora, avete qualche un'ultimissima domanda, poi lo liberiamo e gli facciamo il giochino e poi basta, oppure non ne avete? Ditemi voi. Mah, un tema forse che non abbiamo toccato e che comunque si sposa anche con il calcio. Io ti faccio questa domanda bruciapelo. Hai mai avuto eh una lite nello spogliatoio? Eh, è un qualcosa. E poi è sfociata in amicizia, mettiamola. Dai, mettiamola così, dai, per vedere anche il buono in Oppure se è un tipo pacifista sostanzialmente no. Per il carattere che ho io è impensabile una scazzottata dentro lo spogliatoio, cioè. Ok.
Però sostanzi come domanda sostanzialmente un battibecco, ma poi cioè finisce là, finito lì, finisce là. Ok, grazie. Va bene Fabio, grazie. Tu Ninja hai vuoi fargli un'ultimissima domanda? Hai che macchina hai? Ah, lui è appassionato di auto. Ninja, specifichiamo queste cose. È anche un pilota, eh. Ma ma auto moderne o anche auto d'epoca? In generale? No, ma in generale. No, no, c'è il Mercedes GL. Bello. Invece qualcosa più d'epoca che ti piace? Qualcosa d'epoca che ti piace invece se hai una macchina de sogni.
Eh no, mi sare, cioè è sempre un mio, diciamo, un mio obiettivo trovare una macchinina piccola, perché una, ecco, una mini minor, ma bellissima, divertentissimo. Sì, sono d'accordo con te. Mi sono sempre sognato in Costiera Malfitana, tutto scappottato. E noi di lì siamo. Noi siamo della costiera malfitana. Ven a trovarci ci mandi un messaggio. Noi siamo viviamo vicin vorrei dire con i con i capelli al vento, ma non ci stanno più. Quindi vabbè, qui non sei l'unico, [risate] solo io sono rimasto tocchiamo questa tazza dolente.
Lui è un po' più giovane, cio 20 anni, io già 30, già devo fare i conti pure [risate] con i vari buchi. Va bene, Fabio, grazie mille. Io passerei al gioco. Grazie. Allora, vai. Il gioco, Fabio, qui tu ovviamente non puoi vederlo, ci sarà una grafica, ti faremo delle domande su alcuni degli
37:19 Pick one tra gli attaccanti
attaccanti, ok? Della tua generazione e tu ci devi dire quello che preferisci. È un pick one, ok? Cioè, devo scegliere uno. Ne devi sempre scegliere uno. Darai due. Io ti faccio una coppia e tu mi dici che insomma il tuo preferito. Va bene. Se vuoi puoi anche eventualmente commentare oppure no. Andiamo avanti. Va bene. Vai. Allora, Massimo Coda o Gianluca Lapadula? Massimo Coda. Ci sta, ci sta. Andrea Pavoletti o Andrea Garacciolo? Andrea Caraczolo, Lairone, Alfredo Donnarumma o Franco Brienza.
Eh, hai citato un giocatore formidabile, senza nulla togliere a Donnaruba, ad Alfredo Franco è proprio magia, cioè c il suo mancino è indimenticabile. Andiamo avanti con eh due questo è tosto, eh. Fabio Quaiarella o Ciro Immobile. Eh, questa è una bella sfida. Ehm, beh, direi più balistico Fabio Quagliarello, ci sta, anche se come caratteristiche da bomber perché la profondità Immobile, sì, mi è sempre piaciuto Immobile, tante volte lo seguivo pure io, quindi mi ispiravo a lui, però Fabio Querella, ecco, vedi anche dell'arte, vedi dei gol pazzeschi, unici, pazzeschi, sono d'accordo.
Alessandro Diamanti o Andrea Belotti? Beh, sì, abbiamo parliamo di un numero e un trequartista un po' diversi nelle caratteristiche. Beh, dico sono attaccante, no, non posso che dire Belotti, anche se Diamanti ci ha fatto ci ha fatto vivere qualche fatto vedere qualche gol interessante. È vero, ci ha fatto sognare per un po'. German Denis o Alberto Gilardino? Beh, bella sfida anche questa, però dico dico Alberto Gillardino fece 24 gol quell'anno a Parma, pazzesco, di di ogni genere.
Allora, l'ultima sfida sono giocatori diversi, ma sono entrambi, vabbè, dei mostri, ognuno per le proprie caratteristiche. Luca Tony e vabbè, Totò di Natale, eh. Vabbè, questi li metterei nella squadra mia, nei top 11. I due attaccanti. Faccio l'attacco completo. Eh, vabbè, ti dico dai, ragiono da attaccante, ti cotoni. Sì, ok. Anche se tutte avrebbero detto di Natale, però io tengo sono di parte. Dai, dai, sei stato estremamente coerente. Grazie, grazie mille Fabio. Allora, ti facciamo i nostri saluti. Sei stato estremamente gentile. Grazie per aver partecipato al nostro podcast.
Grazie, gentilissimo. Quando vuoi venire in cosiera malfitana? C'è il numero di Antonello con piacere. [risate] Va bene, molto piacere anche per me. Dai, un abbraccio. Fabio, ci aggiorniamo, ti aggiornerò e ti farò sapere quando uscirà tutto e poi condivideremo. Ti scrivo tanto ci sentiamo tramite o WhatsApp o Instagram. Grazie. Grazie mille. Ciao. Ciao Fabio. Ciao.